7 curiosità e leggende che forse non conosci della Puglia
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7 curiosità e leggende che forse non conosci della Puglia

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La Puglia è nota per tante sue caratteristiche mozzafiato: maestose cattedrali, borghi tanto belli da apparire surreali, come Ostuni e Martina Franca solo per fare velocemente due nomi.
E poi ancora i trulli, gli scenari meravigliosi degli ulivi secolari e del faro al capo di Leuca, le albe di Otranto e i riti della Settimana Santa di Taranto.

Ma se sulle cose belle da vedere e fare in Puglia si potrebbe scrivere un libro, sulle credenze, curiosità e leggende che accompagnano ogni chilometro del tacco d’Italia si potrebbe riempire un’enciclopedia intera.

Tranquilli, non è quello che vogliamo fare un questo articolo, nel quale ci limitiamo a condividere con voi alcune leggende e curiosità che forse non conoscevate della Puglia, ma che ve la faranno vedere sotto una luce diversa, fermandoci al numero cabalistico di 7.

1 – I Trulli: da truffa al re a patrimonio dell’Unesco

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Alberobello è una località nota per le caratteristiche abitazioni del suo centro storico. I più antichi ancora visibili risalgono al XIV secolo, periodo in cui il feudo venne assegnato al primo Conte di Conversano da Roberto d’Angiò, come ricompensa per aver preso parte alle Crociate.
I trulli di quel periodo erano costruzioni a secco, senza malta, al fine di renderli facilmente smantellabili in caso di controllo da parte di emissari del Regno di Napoli, che imponeva tasse sulle nuove abitazioni di ogni feudo.
Da esempio di abusivismo edilizio, a bellissimo patrimonio dell’Unesco. Buffa la storia, vero?

2 – Gelosia e incesto dietro i Trulli siamesi

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Racconta amore e odio la leggenda dei due trulli uniti come due fratelli siamesi. Appartenevano proprio a due fratelli, innamoratisi della stessa donna, promessa al maggiore ma invaghitasi del minore.
Entrambi rimasero nel trullo che però fu diviso e ha due affacci su due strade opposte, simbolo della vita che divide e allontana, nonostante la vicinanza fisica e i legami di sangue.

3 – Masserie

Tipiche dell’italia meridionale e della sua storia latifondiaria, quelle Pugliesi hanno delle caratteristiche inedite altrove (forse simili solo ad alcune masserie siciliane). In passato erano dei veri e propri micro-villaggi spesso autosufficienti in cui si intrecciavano storie e rapporti inter-classe, dal momento che nella stessa masseria abitavano i nobili o borghesi proprietari e i contadini che prestavano servizio. In molti casi i rapporti andavano oltre la semplice servitù; i figli dei proprietari giocavano con i figli dei contadini, che spesso avevano la possibilità di studiare grazie alla benevolenza dei padroni.
Non sempre i rapporti erano così fortunati, ma si può dire che la vita nelle masserie è un inedito esempio di contatto tra classi altrove non comunicanti e lontane, prima ancora dei movimenti operai.

Scopri queste ed altre Masserie per il tuo soggiorno in Puglia

4 – Il Falò più grande d’Europa

Cambiamo epoca, arriviamo ad oggi.
E’ di questo periodo dell’anno (gennaio) la preparazione delle celebrazioni di Sant’Antonio Abate, che ha nel Salento tantissimi devoti.
Da anni tra gli eventi più importanti del del Sud Italia, la Fòcara di Novoli è parte più laica e spettacolare delle feste in onore del Santo Patrono. In questi giorni di festa si accenderà il falò più grande del Mediterraneo, circondato da una festa che è ormai diventata, come grandezza e importanza, al pari della notte della Taranta.
Musicisti di fama, balli e fuoco in questa che è la principale festa del Fuoco del Salento (se sei un’anima di fuoco, leggi di più in merito alle bellissime manifestazioni che ruotano intorno al fuoco, tra gennaio e marzo)

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5 – Gli ulivi, regalo di Minerva

In #salento, #spring is Round the corner. And a state of mind! #olive #tree and #green.

Una foto pubblicata da SalentoDolceVita (@salentodolcevita) in data:

Il Capo di Leuca ha una concentrazione di miti e leggende che permettono di farvi un viaggio tra reale e surreale. Una delle più antiche dice che il tempio di Minerva, che sorgeva in epoca pre-cristiana al posto dell’attuale Santuario della Vergine Maria, fosse il simbolo della protezione della Dea al territorio, ottenuto dopo una sfida con Nettuno. Quest’ultimo regalò al Capo un cavallo, la Dea, ben più lungimirante, stupì tutti facendo sorgere un ulivo, giudicato più utile e che concesse la riconoscenza e venerazione alla Dea da parte delle popolazioni locali.

I secoli passano e cambiano riti e culti. Con il Cristianesimo le divinità pagane vengono gradualmente dimenticate e danno posto ai Santi. Si dice che fu San Pietro a ‘metterci una croce sopra’, antica usanza che stabiliva dove gli antichi tempi dovessero essere sostituiti dalle mura di una chiesa (da qui l’espressione ‘metterci una croce sopra’ per dire: dimentichiamo tutto e ricominciamo daccapo).
Da sempre il santuario di Santa Maria di Leuca o De Finibus Terrae è luogo di pellegrinaggio redentivo. Ma non solo per i peccatori vivi, bensì anche per le anime di chi  è già trapassato.

6 – Fantasmi nel Santuario di Leuca

E da qui nasce un’altra credenza locale: molte anime di defunti si dice che vengano qui in pellegrinaggio per arrivare prima in paradiso o quanto meno liberarsi della terra dei vivi.

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7 – Streghe e fantasmi anche sugli scogli, di notte.

I suoni dell’estremità del Salento, le sue rocce e la sua risacca sono alimento di leggende e centro di storie che si tramandano da secoli.
Una leggenda vuole che nelle notti di tempesta, delle streghe ballino e urlino nelle cavità rocciose e che non esitino a portare via  chiunque si avvicini agli scogli.

Altra leggenda legata all’urlo dei due mari che si incontrano, quella del pianto di un bambino.
La storia proviene dal tempo delle periodiche invasioni saracene, quando una donna, innamoratasi di un saccheggiatore, diede alla luce un figlio ma impazzi è lo gettò dalla scogliera.
Se si tratta di una storia inventata di sana pianta è difficile dirlo, ma erano molti i casi di donne stuprate durante i saccheggi e avere figli di saraceni non era certo un bel modo per farsi degli amici. Nulla porta alla follia più dell’emarginazione e della solitudine tanto più se a seguito di violenza e ingiustizia, anche nei secoli passati.

Potremmo dire che si tratta di leggende che gli antichi usavano per giustificare fenomeni fisici dovuti a risacca e cavità rocciose. Si potrebbe pensare che c’era bisogno di spiegare in qualche modo la depressione e la follia quando la psicanalisi e le neuroscienze erano lontane dall’esistere.

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Ma queste spiegazioni non basterebbero.

Perché più ci si avvicina alla fine della terra, più bisogna lasciare alle spalle tutti gli inutili razionalismi sui quali camminiamo.

Può sembrare strano, ma vivere a ridosso della fine della terra, ti cambia la percezione della terra stessa.
Quando si vede costantemente il punto oltre il quale i piedi non sono più utili, o ci si ferma o si impara a nuotare. E a volare.